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Una carriera sempre in campo, come calciatore e come allenatore. A Storie di Calcio, trasmissione della radio di Tuttomercatoweb.com condotta da Francesco Tringali, a raccontarsi è stato Ezio Sella.
Classe '56, inizia la sua carriera nelle giovanili della Roma per poi iniziare il suo vero e proprio cammino calcistico nella Viterbese, dal 1976 al 1977, collezionando 30 presenze e 6 reti. Un anno dopo, debutta tra i professionisti della Serie A nelle file della Fiorentina dove rimane fino al 1980 segnando 19 gol in 67 match disputati, risultando per due stagioni il capocannoniere dei gigliati. Poi il passaggio al Brescia e nel 1982 alla Sampdoria, che contribuì a riportare in Serie A. E dopo le esperienze a Bologna, Arezzo e Ancona, ha appeso gli scarpini al chiodo dopo le stagioni con Civitavecchiese e Lodigiani. In carriera ha totalizzato complessivamente 100 presenze e 22 reti in Serie A e 62 presenze e 7 reti in Serie B.
Poi la sua "seconda vita" in panchina, addirittura ancor più importante. Allena per molti anni le giovanili della Roma, dal 1993, anno in cui vince il Campionato Allievi Nazionali, alla Primavera (2003). Ed è lui che cresce uno dei miti giallorossi, Francesco Totti. Nella stagione 1996-1997 arriva ad allenare la prima squadra affiancando Nils Liedholm per poi ricoprire il ruolo di allenatore in seconda con Zdenek Zeman e di collaboratore tecnico con Fabio Capello. E' vice poi nel 2004-2005 di Bruno Conti, mentre dal 2007 al 2014 è stato il vice di Alberto Malesani all'Udinese, poi all'Empoli, al Siena, al Bologna, al Genoa, al Palermo e al Sassuolo.
"A volte non ci penso, ma mi fa piacere essere ricordato - ha detto Sella -. Ho passato una vita nel calcio, ci sono ancora e sono contento di quello che ho fatto. Ho fatto tutta la trafila nelle giovanili della Roma, da quando avevo 12 anni. Ho giocato con Di Bartolomei, Conti, gente che ha fatto una grande carriera. Alla Roma fu un periodo meraviglioso, era un gruppo coeso, c'era grande entusiasmo. Eravamo un gruppo spensierato con grandi qualità. Legai molto con Di Bartolomei, era un ragazzo molto intelligente, che si interessava a tutto. E poi ovviamente Conti, con cui ho passato periodi meravigliosi anche dopo quando tornai da allenatore nelle giovanili giallorosse. Poi a 16 anni ebbi l'opportunità di esordire con la Roma ma subii un grave infortunio e rimasi fermo un anno. Poi ripresi a giocare con la Primavera e mi diedero alla Viterbese in Serie C, che poi mi riscattò e passai poco dopo alla Fiorentina, dove è iniziata veramente la mia carriera".
E sull'esperienza Viola ha ammesso: "E' stato un periodo bellissimo. Ero giovane, avevo davanti a me giocatori già affermati. Allenatore era Mazzone, romano come me, dalle cose che mi diceva vedevo che aveva un debole per me. Poi a un certo punto è stato esonerato e ho pensato che forse avrei perso l'opportunità, invece arrivò Mazzoni del settore giovanile e fu lui a farmi debuttare. Ho ricordi stupendi, sono stato molto bene. La gente mi apprezzava e questo mi caricava. Ho contribuito anche con i miei gol in un periodo difficile alla salvezza. E questo è rimasto nel cuore di tanti tifosi, ancora oggi".
Poi Sella ha ricordato quando, tornato in giallorosso, scoprì il talento di Francesco Totti: "Sono stato il suo allenatore a livello giovanile. Venne a giocare con me e instaurai un bellissimo rapporto. E' un ragazzo stupendo e questo lo ha avvantaggiato nella sua carriera. E' umile, alla mano, che vuole imparare. Un talento straordinario, faceva cose che si vedeva fosse sopra la media. Mi sono accorto quotidianamente quanta qualità e forza aveva. Migliorava sempre di più, fino a diventare un giocatore straordinario. Anche in allenamento a volte faceva cose impensabili. Si vedeva già da ragazzo che aveva grande talento. Poi sotto l'aspetto fisico e mentale è cresciuto molto, ma Madre Natura gli ha dato delle doti che si vedevano già da giovane".
Poi una carriera anche da vice di lusso di grandi allenatori. In primis di Nils Liedholm: "Era stato esonerato Carlos Bianchi e il presidente Sensi mi disse di affiancarlo in prima squadra. Ho iniziato da lì a rimanere a certi livelli. Nils era un personaggio incredibile. Nei momenti difficili aveva sempre la parola giusta, riusciva a sdrammatizzare e ad affrontare problemi importanti. Non c'era coesione nel gruppo ma lui riuscì a unire. Ho imparato molto da lui in questo aspetto". E poi Zdenek Zeman: "Ho un ricordo stupendo, in primis come persona, diretta, sana, sincera. Ho avuto un ottimo rapporto con lui sotto l'aspetto umano. In quegli anni ho allargato molto il mio bagaglio tecnico, ho scoperto cose che mi hanno arricchito. Era avanti rispetto a tanti altri allenatori. Parlava pochissimo, solo negli spogliatoio con lo staff. Ma quando parlava, faceva sempre battute".
Ma anche lo Scudetto con Fabio Capello: "Una persona che ha vinto tanto, da tutte le parti, un allenatore che pretende molto da giocatori e staff. Riesce sempre a tenere l'ambiente sulla corsa, appena vede qualcuno che si adagia è pronto a intervenire. E questa è stata una sua forza che ha portato a Trigoria e che ha portato alla vittoria del titolo. Aveva giocatori importantissimi nello spogliatoio, ed è difficile gestirli. Ma aveva un grande carisma ed era schietto con tutti. E questo veniva apprezzato". Altro personaggio che ha seguito Alberto Malesani: "Ho un rapporto fraterno, feci il corso allenatori con lui nel '96. Abbiamo condiviso la stessa stanza ed è nato un rapporto importante. Vedevamo il calcio alla stessa maniera, ci confrontavamo spesso. Poi è nata un'amicizia importante, ci sentiamo quasi come fratelli. E' stato un periodo bellissimo, mi faceva lavorare molto con la squadra, parlavamo di come preparare le partite, ascoltava il mio pensiero su calciatori e partite. Mi coinvolgeva tanto, davvero. E' stato un vero martello, che pensava solo al calcio. E tecnicamente anche era uno avanti, che ha portato novità".
