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Ci sono dei racconti che riguardano il mondo del calcio che sono incredibili. E uno di questo è quello relativo al mancato rapimento di Gianfranco Zola. E a raccontarlo a TMW Radio, durante la puntata di Storie di Calcio condotta da Francesco Tringali, è il giornalista Marco Cattaneo, autore del libro "Rapirò Gianfranco Zola: La vera storia di Fabrizio Maiello, il Maradona delle carceri".
Promessa del calcio nelle giovanili del Milan, Fabrizio Maiello vede la sua carriera interrompersi a causa di un infortunio. Da lì comincia una discesa nella criminalità che lo porta a rapine, arresti e ricoveri in ospedale psichiatrico giudiziario. Il punto più estremo della sua vicenda è il piano, mai realizzato, per rapire l'allora stella del Parma.
"Una storia uscita per caso, mi è stato presentato Maiello come un funambolo del pallone. Poi scopro che dietro quell'abilità c'è molto altro. E una storia così andava raccontata per bene - ha ammesso Cattaneo -. Il Maradona delle carceri è il soprannome che gli viene dato nel suo lato B dell'esistenza. Lui è cresciuto con la passione per il calcio, veniva chiamato 'Il brasiliano', giocava nel Monza e stava per andare in Serie A. Lo aveva opzionato il Milan e sembrava avviato a una grande carriera. E' cresciuto però in una famiglia con tanta violenza, il pallone era l'occasione per uscire di casa e non vivere quell'ambiente. Ma un dottore spezza il suo sogno, perché gli disse che con quel ginocchio non avrebbe potuto fare una carriera da professionista. Alla fine non aveva un piano B e precipita verso l'abisso più profondo, fatto di droga, eroina e criminalità. E passerà poi la sua vita tra carceri e ospedali psichiatrici".
E poi nel 1994 la "pazza idea" di Maiello: "E' il 1994, quando Maiello è già in un ospedale psichiatrico e conosce dei banditi che stanno organizzando un rapimento. Il Parma all'epoca era l'isola felice del calcio italiano. Era uscito per un permesso premio e non tornò poi in manicomio. Uno della batteria di questo gruppo che doveva sequestrare Zola perde un componente per un arresto, quindi viene preso Maiello. Il 31 ottobre '94 era il giorno scelto per sequestrare Zola, gli altri già lo avevano pedinato e sapevano come fare. Per fortuna poi quel giorno succede qualcosa d'incredibile. Era un fenomeno del nostro calcio Zola all'epoca, era il Maradona italiano. In carcere c'era un poster con Maradona insieme a Zola, Alemao e Careca. E questo è uno dei motivi per cui, quando si trova nell'autogrill con l'arma in tasca pronto a sequestrare Zola, pensa 'Ma che sto facendo? Io che volevo essere come lui lo voglio sequestrare?'. Ed ecco perché rinuncia al folle piano. La sua macchina seguiva quella di Zola, che si ferma per fare rifornimeno insieme alla moglie, si intrattiene con il benzinaio che lo riconosce, ma per Maiello è un tempo troppo lungo di attesa. E a quel punto si innervosisce. Poi quando si avvicina a Zola, con la pistola dietro la tasca, Gianfranco gli dice 'Salve, anche lei un tifoso? Posso fare qualcosa per lei?', tutta questa gentilezza e sensibilità disarma in tutti i sensi Maiello, che si fa fare un autografo. Ed è una prima crepa che lo porta a rinascere e a diventare l'uomo che è adesso. Siamo andati in Sardegna con lui, ospiti di Zola e i due si sono confrontati a trent'anni di distanza e gli ha raccontato quel folle piano, che prevedeva un riscatto di 1 mld da consegnare al presidente del Parma Tanzi".
