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Il direttore Marco Piccari è intervenuto a TmwRadio nel settimanale appuntamento con l'Editoriale.
Che Italia hai visto nella sconfitta contro il Belgio?
"Siamo stati dominati e non mi faccio abbagliare dai venticinque minuti della ripresa, ma ci può stare che Mancini ricerchi qualcosa di positivo. Comunque c'erano degli esperimenti che andavano fatti e non mi sento di gettare la croce addosso a Romano. Sarei disposto anche a non andare al'Europeo se il progetto è di inserire questi giovani in ottica Mondiale 2030. Un altro problema comunque è dovuto dal fatto che i grandi club un tempo portavano tanti giocatori in Nazionale, mentre ora sono molto pochi".
Che cosa servirà per rilanciarsi?
"Bisogna metterci qualcosa in più dal punto di vista caratteriale, perché ho visto gente impaurita. Poi che il Belgio sia più forte tecnicamente di noi è un dato di fatto, ma anche poco tempo fa li abbiamo battuti. Servirebbe un ricambio generazionale, ma dove vai a pescare i giovani adesso? Detto ciò ribadisco da Romano ho visto anche positive oltre all'errore".
La scelta di Mancini è quella giusta? Si era fatto a nche il nome di Conte.
"Conte e Mancini le ritenevo soluzioni entrambe valide. Non approvavo piuttosto i vari Pirlo, De Rossi o Grosso. Casomai si poteva partire con Guardiola per dare il via ad un nuovo progetto, ma dal momento che non poteva era giusto andare su Conte o Mancini. Personalmente ero molto entusiasta di Guardiola, perché pensavo che avrebbe potuto veramente cambiare il calcio italiano. Comunque ora pensare di cambiare ct dopo due partite è assurdo. I giocatori del resto sono quelli, mentre se vogliamo allargare il discorso al progetto non so cosa potrà accadere. In questo momento o si decide di dare un po' di fiducia o si rismonta tutto un'altra volta".
Credi che ci sia meno attaccamento anche da parte di chi scende in campo?
"Un tempo la Nazionale era un vanto e tutti i calciatori che hanno vestito l'azzurro in passato ne parlano sempre in quell'ottica. Adesso invece viene convocato chiunque perché non ci sono calciatori. È una ricerca disperata di trovare giocatori bravi e questo porta chi viene convocato più a provare ad imporsi che non a vedere la convocazione come il compimento di un percorso".
