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Mario Sconcerti, decano del giornalismo sportivo e opinionista di TMW Radio, ha così parlato durante Stadio Aperto con Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini, iniziando dall'Italia: "La vittoria dell'Europeo ha sconvolto l'ordine nell'analisi, senza sarebbe tutto più semplice. Le nostre difficoltà vengono da lontano, nel 2006 abbiamo vinto con giocatori dell'altro secolo, ma nei Mondiali dopo siamo usciti due volte al primo turno e addirittura eliminati alle qualificazioni. Nel frattempo sono ormai dodici anni che non vinciamo niente a livello di club: il problema è stato interrotto straordinariamente da Mancini più che dai giocatori grazie al gioco moderno, rapido e fatto di rotazioni. Quando questo è venuto meno, e in questi due mesi è scomparso, siamo tornati una Nazionale normale, come tutti. Le seconde linee di un tempo, infatti, sono cresciute, per un motivo semplice: le loro squadre sono inferiori al campionato dei loro paesi, in Italia no. I migliori, ormai, giocano all'estero. I nostri invece non solo non vanno via, anzi quasi se ne vergognano, ma in Italia continuano ad arrivare stranieri. Ogni dieci calciatori abbiamo mediamente solo tre italiani... A lungo abbiamo fatto di Immobile un falso problema. Provi a farne a meno ma poi vai a vedere e nelle prime dieci squadre della Serie A è l'unico centravanti italiano. Mancano anche i dieci, l'unico forse è Pellegrini. In difesa abbiamo tutti giocatori over-30, abbiamo scambiato Jorginho per uno straordinario fuoriclasse... Resta giusto l'errore tecnico della vittoria degli Europei, dove abbiamo giocato bene. Questa è la lezione dei tempi: devi farlo, sempre. A vedere giocare l'Italia mi sembra che sia la Fiorentina, tutti nella metà campo degli altri senza tirare".
Che deve fare Mancini da qui a marzo? "Una cosa semplice, ricercare quel gioco visto fino a luglio: di prima, massimo a due tocchi. Se non hai diversità, differenza, non hai motivo di essere più forte della Svizzera visto che oggi i giocatori sono tutti bravi, grandi e grossi, oltre che intelligentissimi. Deve provare la magia, una volta c'è riuscito già". Lo spettro della seconda eliminazione di fila al Mondiale pesa? "Capisco che sarebbe troppo ma il calcio è cambiato, gli altri sono cresciuti perché vanno a giocare con i migliori. Il vero dramma della partita di ieri è che in un colpo abbiamo bruciato anche l'ultima generazione, ora non ne abbiamo più una di riserva. Lui ha potuto ricostruire dopo Ventura ma oggi uno che arriva dopo Mancini, da chi ricomincia?". Le critiche devono essere costruttive. "Se si intendono i social, vabbè, se si intende la critica questa non esiste, è solo da tifosi. E la Nazionale non ha tifosi, li ha solo quando vince: è un territorio libero. I club sono territori privati. Bisognerebbe capire perché non si ha più qualità e da dove nasce questa mancanza di fuoriclasse che ci mancano da tempo". I settori giovanili? "Io partirei da Coverciano. La chiamiamo un'università, ma con chi si confronta? In realtà è una chiesa chiusa, chi la giudica? Ed è da lì che nascono gli insegnanti. Poi le scuole calcio, dove devi pagare per giocare. Il talento però lì che c'entra? Senza contare la qualità che ha chi insegna nelle scuole e chi gliela dà".
Più incuriosito da Lazio-Juventus o da Fiorentina-Milan? "Mi incuriosirebbe più una nuova eventuale sconfitta della Juventus, che secondo me perderà, e cosa dovesse succedere. Per il resto credo il Milan sia più forte della Fiorentina".
Inter-Napoli cosa ci dirà? "Il Napoli gioca molto bene, ora è da qualche giorno che non ho notizie dal club ma se hanno la formazione titolare sono molto forti. Lato Inter invece non ci sono dubbi, devono vincere. Il Napoli può anche non farlo, per l'Inter invece è determinante: questo è il problema di inseguire, non puoi sbagliare uno scalino". Il Napoli però viene da un pareggio. "Nelle ultime cinque partite hanno segnato solo quattro gol su azione, meno di uno a partita. Osimhen stesso non segna da quattro partite, perché adesso davanti al Napoli si chiudono tutte e ha meno spazi. Sono già meno brillanti, ma l'Inter non è certo un distillato di calcio straordinario".
Fosse in Commisso alzerebbe la posta con Vlahovic? "No, basta. Il giocatore non pensa proprio più da calciatore della Fiorentina. Se continui ad alzare l'offerta intanto dai un segno alla squadra e ai giocatori che dovranno arrivare, cioè che la società non è ferma e sicura. Vlahovic è un caso chiuso, ora va fatto bene e con orgoglio, senza essere schiavo del ragazzo e di chi lo gestisce, essendo indipendenti".
