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Il direttore Paolo De Paola è intervenuto nel settimanale appuntamento con l'Editoriale alla radio di Tuttomercatoweb.com. Fra i temi toccati spiccano l'idea sulla gestione di Baldini, sul Brasile di Ancelotti e sul futuro del Milan.
Baldini in Nazionale meriterebbe la conferma dopo la gestione di queste settimane?
"Assolutamente sì, perché rappresenta una rottura con tutto quel circoletto di potere che vediamo a Roma. Noi siamo costretti a vedere ancora questa lotta fra Abete e Malagò per la poltrona, con la prospettiva di non cambiare praticamente nulla. Non mi interessa se ci sono nomi più affermati rispetto a lui francamente. Non mi spiego per dire come si possa candidare ancora Mancini, che ha lasciato la Nazionale per andare dopo una settimana in Arabia Saudita per venticinque milioni netti all'anno. Baldini ha dato un'impronta differente, anche nel concepire il calcio e la vita. Non se ne può più dei palazzi del potere, serve una scelta di rottura. Basta anche con tutti quei giocatori che con l'Italia non hanno dimostrato attaccamento, va fatta tabula rasa. Non mi baso insomma sui risultati delle due partite, ma sul vento nuovo che deve spirare a partire dalle convocazioni del commissario tecnico. In Italia serve gente che abbia i piedi per terra come Baldini, che ha una scala gerarchica molto chiara della priorità. È una persona vera".
Giovedì inizia il Mondiale. Ti incuriosisce il Brasile di Ancelotti?
"io tiferò Brasile e Ancelotti, dato che quest'ultimo è proprio una di quelle figure che spiega il calcio senza farlo scendere dal cielo. È uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio ed è ricordato come una brava persona ovunque sia andato. È risucito ad arrivare ai massimi livelli senza tradire la sua semplicità e il suo modo di essere. L'Italia ha bisogno di questi personaggi autentici e tiferò il Brasile proprio perché lì intravedo la parte sana dell'Italia".
Tornando proprio ai nostri club, il Milan rimane senza alcun riferimento. Come si può ricostruire?
"Questo Milan non riesce a sganciarsi dalle due anime che lo dividono. Inoltre nella gestione americana c'è anche poca fiducia in quel che è italiano. Le due anime comunque sono ovviamente quella di Ibrahimovic e quella di Cardinale e Calvelli".
