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Bertotto: "I problemi della Nazionale si legano a quelli dei club italiani"
25 mar 2022 19:43Calcio
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© foto di Luca Marchesini/TuttoLegaPro.com

Valerio Bertotto, ex calciatore e bandiera dell’Udinese, è stato uno degli ospiti a Stadio Aperto, trasmissione in onda su TMW Radio condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini. Ecco il suo intervento, cominciato dalla cocente delusione della Nazionale: “La partita vedeva di fronte una squadra molto forte contro l’Italia contro una che ha provato a difendersi sperando che succedesse qualcosa. Il perché di questa eliminazione non è chiaro, l’Italia aveva giocato anche bene ma è mancata la cattiveria nella fase finale del campo. Alla fine poi in queste gare subentrano delle situazioni negative col passare del tempo e un episodio va a buttare alle ortiche tutto”.

Il CT Nicolato ha denunciato qualche giorno fa la mancanza di calciatori giovani italiani tra Serie A e B.
“Qui entra in ballo la volontà e la valorizzazione di quello che possiamo chiamare Prodotto Interno Lordo. Se dobbiamo ragionare in termini di valorizzazione di elementi funzionali alla Nazionale, bisogna far sì che tutte le società siano orientate verso questo tipo di discorso. Questo non preclude la strada ai giocatori non italiani certo, ma il vivaio italiano va tutelato e negli ultimi anni non è successo”.

Cosa pensa che farà adesso Mancini?
“In questi momenti non ha senso prendere una decisione a caldo. Ci vuole la testa giusta e razionalità. Fino a qualche giorno fa si diceva che Mancini era un grandissimo tecnico, capace di valorizzare tanti giocatori e di vincere un Europeo da sorpresa. La bravura del tecnico rimane, adesso bisogna analizzare la situazione cercando di non farsi prendere dalla disfatta di ieri”.

Cosa aspetta agli allenatori nel processo di crescita dei giovani?
“Io personalmente come allenatore sono favorevole all’utilizzo di ragazzi giovani. Chiaro che serve una formazione che parte dal basso, così che il ragazzo giovane di 16-17 anni ha già un percorso di formazione che è proporzionato a quello fatto dai coetanei di altri paesi”.

Uno dei pochi club che sembra puntare sul prodotto made in Italy è il Sassuolo.
“Questo è un merito della società. È tutto il resto che va valorizzato. Chiaro che se i giocatori italiani giovani giocassero anche in club che partecipano a coppe europee sarebbe meglio”.

Serve quindi mettere un tetto massimo di stranieri per squadra?
“Io sono cresciuto in un calcio in cui c’era un limite di stranieri che è pian piano sparito. Ritengo che l’indicazione possa andare verso questa strada. Il campo è indice di quanto fatto e se la risposta è così negativa è giusto fermarsi a riflettere”.

La competitività della Serie A di quest’anno secondo lei è indice di crescita o di livellamento verso il basso?
“Sicuramente è salita la competitività, questo non è automaticamente sinonimo di crescita di valore del campionato. In alcuni frangenti, quando le nostre squadre vanno a giocare in Europa, vediamo che ci sono diversi problemi”.

Dopo un tonfo del genere, da dove ripartire?
“Dall’analisi dei dati, delle delusioni e della mancanza di ricambio generazionale. Io so che tutte le nazionali italiane (a tutti i livelli) sono composte da professionisti che sanno fare bene il loro lavoro. Forse quindi va allargato il discorso a livello di club. Speriamo che questo discorso che abbiamo fatto qualche anno fa lo rifaremo tra parecchio tempo”.

TMW Radio Regia