Amoruso: "Alla Juve mancano idee e certezze. Morata? Fischi esagerati"

29 Nov 2021 19:33Calcio

L'ex attaccante Nicola Amoruso è così intervenuto in diretta a Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio: “Con il ritorno di Allegri ci aspettavamo tutti una Juventus diversa. Sta cercando di mettersi davanti alle critiche sui giocatori e fare fronte comune per ripartire è sempre stata prerogativa Juve. Poche idee e poche certezze, ma si può ripartire e ricostruire, seguendo un allenatore come Allegri, perché non penso abbia perso il timone, vorrà miglioramenti nell’organico a gennaio”. C’è stata davvero la prestazione con l’Atalanta? “Sì, anche secondo me nonostante il risultato è stata una delle migliori Juventus di quest’anno, specie nel primo tempo, propositiva e sfortunata. Siamo abituati a vederli brutti ma concreti. Morata non è uno che fa reparto da solo, davanti ha bisogno di supporto. Ce lo aspettavamo incisivo ma sotto porta spesso è insicuro. Non ha lasciato tracce, non sta ripagando la fiducia, ma è la squadra che fa fatica a costruire senza il miglior Dybala. Così sono lontano anni luce dagli obiettivi”. Ingenerosi i fischi? “Esagerati. Vero che ci si aspetta altro ma è la Juve nel complesso che ha difficoltà. Ha segnato poco, vero, ma ci mette cuore e anima. E non è una prima punta, ecco perché fatica. È uno di quei giocatori di potenzialità ma inespressi. Con una Juve diversa magari avremmo visto anche un Morata diverso. Non è il fenomeno che risolve da solo le partite, gli serve la squadra”.

Chi l’attaccante più decisivo in A? “Dzeko. Decisivo per la qualità del gioco e le opzioni che ti offre. Fa reparto da solo, è un generoso. Semmai è esploso troppo tardi”. Vlahovic invece è giovane ma in rampa di lancio. "Ha delle qualità da grandi campione, minimo vale venti gol a campionato. Come Dzeko sa giocare per la squadra, non è il classico attaccante che sta fermo e alla prima occasione te la butta dentro. Un giocatore completo, col fisico potente per poter fare a sportellate coi difensori. Vlahovic cresce di partita in partita". Stupisce per grinta? "Vive la partita ed è sempre al centro delle dinamiche offensivi. Mi piacciono fame e cattiveria, ma anche voglia di rincorrere gli avversari. In Europa è tra gli attaccanti migliori".

L'Atalanta ha vinto stile Juventus? "Ora riescono a leggere benissimo qualsiasi gara, mi piace la qualità con cui se la giocano in ogni stadio: intensità e voglia di offendere ripartendo, con un calcio molto aggressivo. Ricordo benissimo che quando giocavo contro le Gasperini sentivo la pressione dei difensori che giocavano d'anticipo a centrocampo, gli unici. Gasperini è un grande allenatore nella società giusta, un posto unico in cui tutti remano nella stessa direzione e i risultati si vedono". Di Italiano che ne pensa? "Che dà identità alla sua squadra e che si fa seguire nonostante sia giovane, è tra gli allenatori più validi nel nostro panorama. Ben vengano quelli come lui, che rischiano un po' di più e hanno idee offensive. Mi piace per come si pone e il tipo di rapporto che crea coi giocatori, vedo che tutti sono dalla sua parte".

Se l'aspettava un Mertens così? "Ieri a Napoli tirava un'aria magica: quanto contano i fattori esterni... I giocatori sono entrati super-carichi, con un'energia positiva: il primo tempo è stato incredibile. Nessun errore col pallone che andava a mille all'ora, e poi Mertens... Non gli ho mai visto fare un gol banale, ha una classe come pochi. Peccato solo che abbia i suoi anni, Napoli è il suo ambiente. Sono lassù meritatamente, grazie alla ciliegina sulla torta che è uno Spalletti in più". Quanto può fare la differenza l'ambiente nella corsa allo Scudetto? "Il pubblico fa differenza, eccome. Soprattutto a Napoli, quando entri e lo stadio è pieno. Io ci ho giocato un anno solo e purtroppo molto delicato, ma so cosa significa farsi travolgere dalla tifoseria, ti danno qualcosa in più. La squadra è matura, sono cresciuti società, giocatori e ambiente. Napoli, comunque, è sempre stata pronta per vincere e mai come quest'anno potrebbe tornare a farlo. Lo meriterebbero, la società si è costruita pian piano senza smania".

Sorteggio sfortunato per l'Italia. "La paura è fisiologica dopo il dramma di una mancata qualificazione. Lo sport, come la vita, ti fa passare attraverso gioie e delusioni e non c'è nulla di scontato. Io però cambierei una regola: per me chi vince l'Europeo dovrebbe andare di diritto ai Mondiali... Mancini comunque è sereno, è un maestro e sa cosa fare: possiamo farcela anche giocando fuori casa". Chi è la punta del futuro? "Io proverei Zaniolo, con Immobile che fatica. Per me può fare tranquillamente la prima punta, non vedo altre soluzioni. Scamacca sta emergendo ma è giovanissimo, almeno a certi livelli, mentre Zaniolo ha talento e può farti la giocata". Lucca è un prospetto interessante per l'azzurro? "Si sono create molte aspettative su un 2000, ma spesso c'è bisogno di tempo per far crescere certi giocatori, anche e soprattutto mentalmente. Non bastano tecnica e fisico per emergere, servono anche equilibrio, stabilità mentale e capacità di ripartire, cose non scontate. Dimentichiamo spesso che facendo il calciatore a vent'anni ti ritrovi coi fari accesi e le pressioni, che seppure belle sono comunque pressioni. Alla prima partita che sbagli, da fenomeno diventi uno normale: non è scontato che i giovani di qualità abbiano questi aspetti mentali. C'è bisogno che intorno ci siano le persone giuste".

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